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Il baseball



STORIA DEL BASEBALL ALTOATESINO – LE ORIGINI

I pionieri del baseball bolzanino furono, nel 1955, alcuni studenti dell’ITI e dell’ITC che, incuriositi alla vista di un gruppo di Americani della FTASE (Forze Terrestri Alleate Sud Europa) che giocherellavano con guanti e palline sul greto del Talvera, cercarono di formarsi una prima approssimativa idea di cosa fosse il baseball.
Quasi per scherzo scrissero al mitico New York Yankees chiedendo informazioni e un po’ di materiale. In risposta arrivò uno scatolone con alcuni vecchi guanti, un cappellino usato, alcune palline ed un regolamento in inglese. Ha così inizio una passione che si intensifica, sia pur sempre a livello di passatempo, al punto tale da coinvolgere, sotto la guida particolare di Ennio Michelucci, altre persone, tra le quali da ricordare in particolare Alessandro Leurini, Livio Aleandri (che era stato fra i fondatori della FIPaB divenuta poi FIBS, per cui fu nominato più tardi “Senatore del baseball”) a quei tempi arbitro di baseball, i fratelli Tarascio e Franco Lenzi.
Si iniziò così a giocare senza precise nozioni tecniche, con materiali recuperati o costruiti artigianalmente, come le mazze di legno realizzate al tornio da un falegname locale.
Fra i primi giocatori vi furono fra gli altri Gianfranco e Ottorino Zambai, Pierluigi Mossenta, Ugo Frizzera, Gianni Foggiato, Giulio Mattivi, Giovanni Bertamini, Sergio Zanettini, Bulian, Fausto De Chiusole (autore del primo “fuoricampo” battuto contro le vetrate dell’ITC), Enrico “Ercolino” Leonardi. Si continuò per alcuni anni con attività promozionale, della quale purtroppo non è rimasta traccia alcuna, con altre società del Veneto (Padova, Verona, Rovigo,Treviso), mantenendo tuttavia i contatti con alcune delle maggiori leghe professionistiche d’oltre oceano.
I presidenti Mossenta, Bulian, Zambai si alternarono alla guida ed alla conduzione tecnica della società, autofinanziandosi e con una organizzazione comunque, nonostante la buona volontà, sempre pionieristica ed a livello di hobby.
Nel 1960 arriva a Bolzano in servizio militare Orsolato –“prima base” del BENCINI di Verona - squadra di serie A - e ecco quindi anche il primo vero esperto di baseball, che introduce l’insegnamento dei “fondamentali”, la strategia di gioco, la metodologia della preparazione tecnica e psico-fisica. Non è un caso, perciò, che nel 1961 la neocostituita società BOLZANO BC si affilia alla FIPAB, e pertanto da quell’anno si può far risalire l’inizio dell’attività agonistica ufficiale. Si hanno le prime manifestazioni di richiamo, fra cui quella a Cortina d’Ampezzo nel giugno 1961, quando due formazioni, una americana e quella di Bolzano, danno vita ad un incontro amichevole in onore del Presidente tunisino Burghiba.
Si gioca sui campi Lancia, con allenamenti sul greto del Talvera e a Frangarto, là dove negli anni seguenti si trasferirà l’asta della frutta.
Nel 1965, in seguito ad una leva effettuata presso gli Oratori di Don Bosco e Cristo Re, nasce la prima squadra giovanile (Juniores) sotto la guida di Ernesto “Charly” Carlini: fra i giocatori più noti Andrea Mazzucchi, “Gianon” Prudenziati, Erminio “Renzo” Mosca, Fulvio “Bruco” Mattivi, Marco Demanincor. E viene a dar man forte anche un giocatore di hockey, il grande Carmine Tucci. E pure dall’hockey vennero Romeo Tigliani e Giorgio “stecca” Zanellato, a testimonianza di un binomio, baseball ed hockey, particolarmente fortunato, destinato a protrarsi anche nei decenni successivi. Questa squadra battendo la Tridentina (la prima squadra di Trento) al suo primo anno di attività diventa campione regionale ed affronta in trasferta la Libertas Trieste nello storico campo militare USA di Villa Opicina, dove patisce tuttavia una sonora sconfitta. Molti dei componenti di quella squadra svolgeranno, nel ventennio successivo, terminata la carriera come giocatori, un ruolo importante come tecnici e dirigenti.
Sono anni di grande vivacità per il movimento del “batti e corri” altoatesino: nel 1967 viene fondato l’H.C.Latemar/sez. baseball, che si laurea campione regionale e gioca a Parma contro l’Astra, squadra nella quale giocavano Giorgio Castelli, Jaschi, Cattani, Bertoni ed altri che poi vestirono per tanti anni la maglia azzurra. Seguirono il primo Bolzano Yankees (che dopo qualche anno fu assorbito dal Bolzano BC) e altre società fino ad arrivare negli anni 1965-1966-1967 a 6 formazioni. Sotto la presidenza di Gianfranco prima ed Ottorino Zambai poi, si svolgono allo Stadio Druso molti incontri di campionato ed ogni anno una partita amichevole con la base americana della SETAF di Verona. Importante per la crescita del movimento è il contributo offerto nel quinquennio 1965-1970 da Federico “Kiko” Corradini, giocatore del Verona, divenuto poi il più grande lanciatore mancino italiano di tutti i tempi (Fortitudo Bologna e Nazionale) che, recandosi a Bolzano ogni martedì per ragioni di lavoro, puntualmente mette a disposizione la sua esperienza negli allenamenti della squadra.
Altra tappa significativa è rappresentata dal 1967, allorchè il Presidente del Bolzano Bc Renato Consoli porta nella nostra città per uno stage il numero 1 dei tecnici italiani dell’epoca, Gigi Cameroni, recentemente scomparso, grande manager e ricevitore di Giulio Glorioso in nazionale ed Europhon Milano, più volte campione d’Europa e sei volte campione d’Italia. Questo è il primo passo perché il baseball altoatesino esca dall’ isolamento in cui versa.
In seguito tuttavia ll numero dei club diminuì fino a ridursi al solo BOLZANO BC che praticava attività con una squadra di serie D ed una Juniores. Nel 1969 queste due formazioni vinsero i rispettivi gironi arrivando nelle finali nazionali a giocare la prima contro Grosseto, Genova e Ronchi dei Legionari allo stadio “Gianni Falchi” di Bologna, la seconda contro il Tanara Bc di Parma sul campo del “Boschetto” di Verona.
Un capitolo a parte merita la saga del campo da baseball tra alti e bassi. Con la regolazione del letto del Talvera realizzata dall’ing. Michele Lettieri con l’aiuto dei militari del 4° Corpo d’armata, si era ricavato un campo regolamentare sulla sponda sinistra del torrente. Si era già installata una recinzione e la fossa biologica per scaricare le acque delle docce, si era già sparsa la terra vegetale e provveduto alla semina dell’erba, cresciuta rapidamente creando un bel prato là dove prima c’erano solo sassi. Ma a quel punto la cosa diede fastidio a qualche politico, che fece modificare integralmente l’opera di Lettieri, creando grandi anse nel corso del torrente, una delle quali andò proprio a distruggere il “nostro” campo, salvando però e dando più ampio respiro all’adiacente campo destinato alla squadra di pallamano del prof. Gutweniger.
Bontà loro le Autorità nel 1973 consentirono al baseball di passare sulla sponda destra del Talvera, dove venne creato anche uno spazio destinato ad eliporto al servizio dei militari. Si dovette quindi ricominciare da capo, eliminando i sassi più grossi da quel terreno, spargendo ancora terra vegetale e riseminando l’erba, tutti lavori che vennero realizzati anche grazie all’aiuto spontaneo di tanti volontari (giocatori, dirigenti, simpatizzanti) che prestarono gratuitamente la loro opera. Il Comune fece infine la sua parte recintando il terreno e permettendo di utilizzare parzialmente gli spogliatoi destinati alle squadre di calcio e costruiti dai militari sotto la guida di Lettieri (le lastre di porfido dello zoccolo esterno erano dono proveniente dalla cave di Franco Marazzi). Si potè utilizzare come tribuna per il pubblico la gradinata costruita quale argine a protezione delle case affacciate sul torrente. Attraverso vari interventi si arrivò, grazie anche alla rinuncia dei militari all’eliporto, ad un campo se non regolamentare, almeno accettabile per una attività peraltro ancora limitata. Si costruì il tabellone segnapunti, rudimentale, ma migliore di quelli di tanti altri campi quasi regolamentari, e via via tutte quelle infrastrutture necessarie per una buona agibilità del diamante.
Questa sistemazione - il campo venne nel frattempo intitolato all’atleta Tiziano Lazzarini, perito in un tragico incidente automobilistico - durò fino al 2000, fin quando cioè venne completato quello che oggi è  il campo regolamentare da baseball di Bolzano.


STORIA DEL BASEBALL ALTOATESINO – GLI ANNI SETTANTA


Il 1970 è un anno chiave per il baseball altoatesino: non solo inizia un nuovo decennio, ma si apre un ciclo che durerà ben tre lustri, fino al 1985, sotto la presidenza di Renato Milani, che succede a Renato Consoli, e la guida tecnica di Erminio “Renzo” Mosca. Viene operato un drastico rinnovo generazionale, affidando appunto alla direzione tecnica di Mosca un gruppo di giovanissimi atleti che nel prosieguo degli anni avrebbero dato corpo al “grande” Bolzano Bc. Ecco i nomi di alcuni dei protagonisti di quegli anni: Pinuccio Saracino, Claudio “Caio” Taraschievic, Stefano “paranco” Perissinotto, Diego Azzolini, Mauro Bellinazzi, Renzo Marangoni, Dario Costa, Massimo “macchina” Laurati, ” Jimmy Endrizzi”, Mauro “Grillo” Grillenzoni, Hauser Rinaldo, Roberto Donà, Peter Fanelli, Tiziano Lazzarini, tutti ragazzi nati negli anni 56-57-58.
Per fare spazio ai giovani virgulti del vivaio biancorosso viene sciolta di conseguenza anche la mitica batteria formata dal catcher Andrea Mazzucchi e dal pitcher Gianni Prudenziati. Quest’ultimo, grazie ai buoni uffici esistenti tra il manager Renzo Mosca ed il “maestro” Giordano Gregoret, G.M. dei Black Panters di Ronchi, ed al rapporto di amicizia e collaborazione instauratosi tra le due società, viene ceduto alla società friulana, primo bolzanino a giocare in serie A, dove disputa due stagioni da protagonista e merita, pur senza giocare, due convocazioni azzurre a Tirrenia, sotto la guida di Chet Morgan. In quel periodo gioca con Carlos Guzman ed ha come avversari giocatori del calibro di Giorgio Castelli, Giulio Glorioso, i fratelli Lauri, Corradini, Rinaldi, Luciani. Tra le sue performances v’è da ricordare un record di 23 strike-out nel campionato De Martino stabilito a Firenze.
I primi anni settanta vedono una crescita continua del Bolzano Bc. Nel 1972 la neocostituita squadra allievi, plasmata dalle mani di Mosca, conquista al primo anno di attività il titolo di campione interregionale e accede alle finali nazionali dove viene eliminata dal Lodi. Due anni dopo lo stesso gruppo si arrampica fino alle semifinali, dopo aver battuto addirittura la squadra campione d’Italia di categoria, il Cuminicucine di Ronchi dei Legionari, dopo un’epica sfida conclusasi vittoriosamente agli extrainning per 5-4. Lo stesso organico si impone anche nella categoria juniores, sotto la guida di Bruno Zeni, confezionando nel corso degli anni un palmares assolutamente invidiabile: cinque titoli di campione regionale e interregionale allievi e cinque titoli di campione regionale juniores, in pratica un dominio assoluto a livello giovanile nel Trentino - Alto Adige. Le soddisfazioni per il sodalizio del presidente Milani non mancano neppure a livello seniores: sotto la guida di Mosca negli anni dal 1970 al 1974 la formazione bolzanina si classifica più volte al primo posto nel proprio girone del campionato nazionale di serie D, per poi giocare nel biennio successivo nella categoria superiore.
Il 1977 è un anno fondamentale per il baseball altoatesino: nasce il Pool 77, di cui riferiamo in seguito, ed il Bolzano BC conquista la serie B (in realtà una quarta serie, giacché all’epoca la struttura dei campionati della FIBS prevedeva la Serie Nazionale, la A1, la A2, la B, la C e la D), sconfiggendo nel match decisivo il Chiarbola (TS) per 5-2. E’ questo il primo di otto consecutivi campionati di categoria disputati dal Bolzano, occupando sempre posizioni di assoluto prestigio. Frugando nei ricordi di quell’ultimo scorcio degli anni settanta indimenticabile è la stagione 1979, in cui il Bolzano riesce a conservare l’imbattibilità casalinga.
La crescita del movimento è favorita anche da alcuni stages tecnici tenuti nei primi anni settanta a cura della FIBS. Il primo, durato tre giorni, fu diretto da Max Ott, leggendaria figura di padre e teorico del baseball italiano, che continuò fino a tardissima età a trasmettere ai giovani di tutta Italia la sua lunga e profonda esperienza. Il secondo, di più ampio respiro, venne condotto dall’americano Pat Warren, della Miami University, il quale diede anche personale esempio dell’impegno e del sacrificio che sono richiesti ad un atleta: al termine di ogni lunga sessione di allenamenti e di istruzione, impostata specialmente sull’importanza dei “fondamentali”, quando i giovani atleti se ne andavano a lavarsi ed a cambiarsi, invece di riposare si faceva ancora un buon numero di giri del campo, per sciogliere i muscoli e tenersi in forma!
Per lunghi anni vivaio di giovani atleti praticanti il baseball ed il softball fu la Scuola Media Alfieri di Bolzano, grazie all’instancabile opera del professore di educazione fisica Carlo Benini, che era stato giocatore e manager del primo Bolzano BC, soprannominato bonariamente “Pisello” dai suoi giovani allievi a causa del colore della tuta che indossava in palestra. Fu quello un periodo veramente felice perché ogni anno si presentavano nuovi ragazzi impazienti di calcare la terra rossa di un vero campo da baseball in un’attività più avanzata rispetto ai Giochi della Gioventù, dove peraltro ottennero sempre grossi risultati in campo nazionale. Scomparso Carlo Benini, il suo testimone fu raccolto nel mondo della scuola da diversi insegnanti di educazione fisica, uno per tutti Diego Azzolini, ex giocatore del Bolzano BC.
La vivacità del movimento altoatesino del “batti e corri” è testimoniata anche dalla diffusione della disciplina nella provincia di Bolzano. Nascono in quegli anni altre società, come l’OLD CROWS SC a Bolzano, presidente Vitale “Beppe” Piroli, il Brixia Bsc di Bressanone presidente Innocenzi (ma “deus ex machina” Enrico “Ercolino” Leonardi), e la Sezione baseball dell’As Merano.
Un capitolo a parte merita il Peterköfele Bsc di Laives, voluto da Franco Marazzi per venire incontro al desiderio di un gruppo di ragazzini della locale Scuola media di praticare il baseball. Presidente fu nominato Hermann Zanotti (interessante l’insperata adesione di personaggi del gruppo etnico tedesco). Pure dall’Autorità politica locale ci furono incoraggiamenti, al punto che l’Assessore competente, Edy Weis (S.V.P.), aveva ottenuto un finanziamento per la realizzazione di un campo da baseball che, sia pur ridotto all’osso, sarebbe stato tuttavia il primo campo in provincia di Bolzano finanziato e costruito interamente dall’Ente pubblico: ma le cose non dovevano andare così. Purtroppo la neonata società non ebbe nessuna forma di sostegno dalle altre società bolzanine né vi fu alcun intervento da parte della FIBS: solo, ma a titolo personale, il vice presidente federale Elio Bertirotti di Genova regalò simpaticamente la maschera e la corazza da ricevitore a suo tempo usate da suo figlio. Si cercò di praticare attività giovanile sotto la guida tecnica (?!) di un maresciallo pilota della Guardia di Finanza, Pippo Traino, e dell’appuntato dei Carabinieri Mario Cecarelli in servizio alla Caserma Guella di Laives, che in gioventù avevano avuto giocato con mazze e palline. Franco Marazzi, dapprima in nome del Peterköfele ed in seguito personalmente, ideò e patrocinò per oltre dieci anni la “Coppa al merito del baseball” che, ben presto affiancata dalla “Coppa al merito del softball” patrocinata da Livio Aleandri, intendeva premiare chi avesse ben meritato delle due discipline. Tra i personaggi premiati ricordiamo Ernesto “Charly” Carlini, Erminio “Renzo” Mosca, Enrico “Ercolino” Leonardi e il Senatore del baseball Livio Aleandri, nel momento triste della sua partenza da Bolzano per trasferirsi a San Daniele del Friuli: in lui fu riconosciuto il fautore dell’arrivo del baseball in terra altoatesina.
Fra i fatti salienti del periodo vi è da segnalare la nascita, nel 1973, dello Yankees Bc Bolzano, presidente Franco Marazzi, quale emanazione del Bolzano BC dedicata alla preparazione delle nuove leve. Separatosi dalla casa madre nel 1977 e preso il nome di Bc Pool 77, grazie a dirigenti come Ernesto “Charly” Carlini, rivelatosi anche grande preparatore di lanciatori come Pier Paolo Perissinotto, Alessandro Magri e Marco Mazzucchi, ed alla lungimiranza di un personaggio come Fulvio “Bruco” Mattivi, inizia nel 1978  in assoluta autonomia l’attività in serie C, grazie anche alla generosa sponsorizzazione da parte della Compagnia di Assicurazioni Winterthur. La presidenza passa tra gli altri a Bruno Flor, a Luciano Postal e ad altri.
Inizia così un dualismo sportivo che da un canto pone fine all’era dell’egemonia della società principale, il Bolzano BC – il che di per sé non è un fatto negativo - ma dall’altro impedisce al baseball altoatesino di puntare immediatamente alla serie A. Incomprensioni tra la vecchia dirigenza del Bolzano BC e la nuova dirigenza del Pool 77 portano ad una divisione delle forze di per sé deleteria, soprattutto tenendo conto delle ridotte dimensioni della “piazza” di Bolzano, circostanza che impedisce di fatto di allestire una formazione capace di conquistare fin da subito la promozione nella categoria superiore, che verrà conquistata solo a metà degli anni ottanta. Atleti di ottimo livello come Massimo“Macho” Zecchini, Alessandro Magri, Luigi Nurrito, Aldino Tombolato, Fabio Perissinotto e tanti altri non avranno mai la possibilità di giocare nella seconda serie nazionale proprio a causa dei dissidi tra i due sodalizi cittadini.
Un piccolo episodio a suffragio di questa affermazione: una selezione formata dai migliori elementi del Bolzano BC e del Pool 77, sotto la guida di Mattivi coadiuvato da Pellizzari e Taraschievic, partecipa nei primissimi anni ottanta ad un torneo di elevato spessore tecnico a Rovereto e se lo aggiudica battendo in semifinale la compagine del Verona neo promosso alla massima serie, che schiera sul monte di lancio il grande Cabalisti, uno dei più forti e longevi pitchers italiani di tutti i tempi. Basta questo per testimoniare il livello di gioco raggiunto dal baseball bolzanino a ranghi riuniti. Ma con i “se” – è cosa risaputa – non si fa la storia.
Dal punto di vista istituzionale importante è la costituzione, nel 1976, del Comitato Regionale Fibs Trentino - Alto Adige, decisione legittimata dall’aumento delle società affiliate delle province di Bolzano e Trento, fin qui dipendenti dal Comitato Regionale del Triveneto. Alla presidenza viene eletto l’avv. Renato Stenico di Trento, cui subentrò in seguito Franco Marazzi. Al naturale compimento del mandato, il nuovo Comitato fu presieduto dal geom. Franco Giovannini di Trento, in seguito divenuto Consigliere federale.


STORIA DEL BASEBALL ALTOATESINO – GLI ANNI OTTANTA

Negli anni ottanta il baseball altoatesino raggiunge vertici mai più eguagliati in seguito, sia con la sua squadra più antica, il Bolzano BC, sia con il Pool 77 nato sul finire degli anni settanta. Ma procediamo con ordine. All’inizio del decennio l’organico del Bolzano Bc è costituito da un gruppo ormai consolidato: nel corso degli anni abbandonano l’attività per diverse ragioni atleti come Fanelli, Endrizzi, Laurati, S. Perissinotto, Bellinazzi, Farbene, ma al nucleo storico composto dai vari Azzolini, Costa, Hauser, Grillenzoni, Marangoni, Saracino, Donà, Pierro, Pellizzari, Segala e Pergher si affiancano giovani di talento come Sartori, M. Mosca, T. Tigliani, Tocchio, Stona, Bozzolan, Fasoli, i fratelli Davì, Carsaniga detto “Olivia”, Zampirollo, Gregori, Brolo e Biasi, i quali si integrano perfettamente nella squadra condividendone appieno la filosofia basata sulle 3 S: Sudore, Sacrifici, Soddisfazioni.
Il sodalizio del presidente Milani partecipa con alterne fortune al campionato di serie B sotto la guida tecnica di Renzo “Erminio” Mosca, rischia anche la retrocessione nella stagione 1983 salvandosi all’ultima giornata contro i parmigiani del Sorbolo, e decide di voltare pagina con l’ingaggio di un manager che si dedichi a tempo pieno alla squadra. Mosca nella sua veste di direttore sportivo contatta a Parma Carlos Guzman, famoso personaggio del baseball emiliano, ma alla fine la scelta della società cade su Mario Furlotti che viene a Bolzano nella duplice veste di allenatore-giocatore. La prima stagione sotto la nuova conduzione tecnica, il 1984, è da considerare di transizione, ma i frutti si colgono nel campionato successivo, che si conclude con l’agognata promozione in A2. E’ un campionato per molti versi irripetibile, che inizia con un lavoro di grande intensità fin dall’inverno in palestra soprattutto sul fondamentale della battuta, i cui risultati sono sintetizzati dai numeri: 30 partite vinte su 32 nella regular season ed una media battuta superiore a 400 con un totale di 27 fuoricampi!
Uno dei trascinatori della squadra è un atleta ben noto agli appassionati bolzanini di hockey, l’oriundo italo-canadese Bruno Baseotto, stella dell’HC Bolzano, terza base di grande valore che si distingue per il suo immenso furore agonistico ed una caparbietà assoluta, ma tutto il roster è competitivo ed i play-off con gli eterni rivali del Padova rappresentano il degno corollario di una stagione fantastica. La serie decisiva, al meglio delle tre partite su cinque, vede il primo week-end a Bolzano concludersi in perfetta parità con una vittoria per parte, ma i ragazzi di Furlotti confezionano il loro capolavoro proprio in trasferta vincendo il match del sabato pomeriggio e la quarta ed ultima partita la domenica mattina. La cartolina finale è data dal balzo da pantera con cui Baseotto coglie al volo nella partita decisiva un terrificante line-drive del battitore veneto con seconda e terza base occupate e due out all’ultimo inning, regalando la vittoria e la promozione a tutta la squadra. Tra le innumerevoli cose da ricordare di quel magico 1985 ci sembra necessario citare il seguito dei tifosi, che assiepano anche in 1500 gli spalti del vecchio “Lazzarini” e partecipano in modo massiccio a tutte le trasferte; l’apporto fornito dai mass-media, con Radio Bolzano 102 che tiene una rubrica settimanale “Strike-out” a cura di Scolfaro e Camin, e grande attenzione anche dalla carta stampata; il bellissimo evento al ristorante Guncina con cui la società festeggia gli atleti protagonisti della storica promozione in A2, consegnando i premi individuali ed un assegno di centomila lire a tutti i protagonisti dell’impresa.
Il problema principale per la società del Presidente Milani, appena approdata nella nuova categoria, è dato dalle misure del campo “Lazzarini”, che non sono regolamentari sul lato destro. La stagione 1986 viene disputata grazie ad una deroga concessa dalla FIBS e si conclude con una salvezza meritata. Il Bolzano sotto la guida del manager Furlotti coadiuvato dal coach Pellizzari affronta compagini di rango quali Novara, Ronchi dei Legionari, Juve 48 di Torino, Godo, Collecchio, Sanremo. Tra i personaggi da ricordare occorre in primis menzionare Joe Anzini, un tecnico statunitense che approda a Bolzano per puro caso scambiando la propria abitazione con un insegnante bolzanino e scopre che qui si gioca a baseball ad un buon livello. Anzini, un passato da professionista, ex sceriffo, ex colonnello dei marines durante la guerra in Corea, partecipa agli allenamenti del Bolzano e porta nel capoluogo altoatesino un ragazzo appena ventenne di New York, tale Nick Larocca, che si rivela un talento puro: molto serio, fisicamente ben dotato, gioca nel ruolo di catcher, ma nello stesso tempo è un ottimo battitore. Tra le sue performances da ricordare un solo – home run che permise al Bolzano di vincere per 1-0 contro il San Remo in trasferta, ed addirittura una partita disputata come lanciatore, ruolo non suo, in precampionato contro il Modena, formazione militante in A1 allenata da un grande tecnico come Ludovisi e che vantava nelle sue fila il miglior battitore della stagione precedente del massimo campionato, conclusa vittoriosamente dal Bolzano grazie ad una no hit – no run di Nick La Rocca: peccato che in A2 gli stranieri non potessero lanciare!
Il biennio successivo rappresenta un vero e proprio calvario. Il Bolzano non dispone di un campo omologato per la categoria, la Federazione non concede più alcuna deroga per gli incontri casalinghi e quindi la formazione di Furlotti si vede costretta ad emigrare a Trento per le partite in casa. Questo fatto ha effetti devastanti: la squadra perde il proprio seguito di pubblico, diminuisce il rendimento dei giocatori, si acuiscono le divergenze tra giocatori e dirigenza, cui viene addebitata la responsabilità di non aver saputo pretendere dal Comune un impianto all’altezza dei risultati conseguiti, Furlotti dà le dimissioni nel corso del 1988, gli subentra Pellizzari, ma il campionato si conclude con l’inevitabile retrocessione. E’ un dato significativo che in quella infausta stagione il Bolzano non conquisti neppure una vittoria nelle partite nominalmente casalinghe disputate a Trento! Tutto il movimento subisce un brusco arresto ed impiegherà anni ad assorbire le conseguenze di quello shock.
Gli anni della crescita e del declino del Bolzano BC vedono nello stesso lasso di tempo il prepotente emergere della nuova realtà del Pool 77, sorto da un costola del Bolzano BC sul finire degli anni settanta. Il Pool 77 vanta una dirigenza dinamica e portatrice di novità. Tra i dirigenti vi sono personaggi come Ernesto “Charly” Carlini, Fulvio “Bruco” Mattivi, Franco Marazzi, Andrea Mazzucchi, via via i presidenti Postal e Flor. Va ascritto a particolare merito del Pool 77 l’organizzazione di tornei di respiro internazionale con squadre olandesi, tedesche, germaniche, cecoslovacche. Questo fatto genera iniziative che suscitano grande entusiasmo nei giocatori, come la partecipazione ad una serie di incontri amichevoli a Brno e a Praga, o la trasferta a Vienna per la partita inaugurale della neocostituita Federazione austriaca di baseball (con un primo fuoricampo di Beppe Marazzi subito seguito da un secondo di Massimo “Macho” Zecchini).
Ma nella memoria di tutti gli appassionati rimane scolpita a lettere cubitali la magica trasferta della rappresentativa del Trentino – Alto Adige nel 1985 nella patria del baseball, gli Stati Uniti d’America, segnatamente a New Orleans in Louisiana. La rappresentativa, che raccoglieva i migliori atleti del Pool 77, del Brixia, del CUS Trento e del Rovereto, ha così modo di confrontarsi con un livello di gioco nettamente superiore, disputando una serie di incontri amichevoli con alcune squadre giovanili, come la Shaw Eagles High School ed il Terry Town di New Orleans, rimediando due onorevoli sconfitte per 6-5 e 12-5; inoltre partecipa ad alcuni stages tecnici, uno dei quali tenuto da Scheuremann, autentico “guru” del baseball statunitense per le sue qualità di talent scout dei New York Yankees prima e dei Kansas City Royals poi. Ma tutte e due le settimane sono indimenticabili per i componenti della comitiva, grazie alla macchina organizzativa attivata da Saccani, Flor e Mattivi (quest’ultimo invia ogni giorno una cronaca che viene trasmessa sulle frequenze di Radio Bolzano Dolomiti 101). La comunità italo-americana di New Orleans accoglie con tutti gli onori la selezione regionale, offrendo ricevimenti cui intervengono le massime autorità politiche locali, ed oltre agli eventi sportivi numerose sono le visite guidate ai luoghi più caratteristici. Tra gli aneddoti da ricordare l’incontro del pitcher Alessandro Magri con alcuni lontani parenti emigrati decenni prima dalla provincia di Mantova proprio a New Orleans, e l’offerta allo stesso di una borsa di studio presso una università locale.
A questo fiorire di iniziative si accompagna una crescita tecnico-agonistica del Pool 77, che raccoglie risultati notevoli.  Un significativo contributo agli inizi degli anni ottanta viene offerto dai tecnici americani James Antony Anzevino e Gary Chavarria. Tuttavia l’anno chiave è il 1984: la squadra, forte di un organico composto da giocatori di grande affidamento, quali Guerrato, Zecchini, Vanzo, Tombolato, L. Nurrito, Magri, F. Perissinotto, Grandinetti, Mescalchin e Zanforlini, sotto la guida dell’allenatore – giocatore Taraschievic, conquista la promozione in serie B, sconfiggendo nettamente nei play-off  per 16-4 e 9-3 il Lubiana, vincitore di un girone terribile come quello emiliano e vivaio del Parma campione d’Europa. Tra i protagonisti dell’impresa il pitcher Magri, che disputa due incontri maiuscoli sul monte di lancio, e Fabio Perissinotto, micidiale fromboliere in attacco. La stagione successiva nel campionato cadetto vede Bolzano BC e Pool 77 dominare letteralmente il girone del Triveneto, ed alle spalle della formazione biancorossa si piazza proprio il Pool 77, capace di infliggere ai cugini una delle due sconfitte patite nel corso dell’intero torneo. La seconda metà degli anni ottanta segna invece per il Pool 77 un difficile rinnovo anche generazionale dell’organico, periodo di transizione che viene gestito da diversi tecnici, come Carlini e Mattivi, in cui si pongono le basi per quelli che saranno i successi degli anni novanta. Nello stesso lasso di tempo la società si avvale, sempre grazie alla lungimiranza di Mattivi, della collaborazione di Paolo Semidoppio che per la prima volta introduce nell’ambiente del baseball altoatesino una mentalità nuova, quella della preparazione atletica metodica finalizzata alla prestazione agonistica.
Altro fattore determinante per l’affermazione del “batti e corri” altoatesino nel corso degli anni ottanta è l’organizzazione a Bolzano di tornei con prestigiose società militanti in campionati superiori, che consentono ai giocatori locali di confrontarsi con realtà di tutto rispetto ed agli appassionati di ammirare un baseball di grande spessore tecnico. Delle manifestazioni anche di respiro internazionale organizzate dal Pool 77 ci siamo già occupati diffusamente. E’ giunto il momento di citare anche alcune delle squadre che partecipano ai tornei organizzati dal Bolzano BC, il più antico dei quali era il Città di Bolzano, prima denominato Coppa Fiera, in riferimento al periodo nel quale si svolgeva e per un piccolo contributo che veniva erogato dall’Ente Fiera: Bollate (Serie Nazionale); Black Panters Ronchi, Calze Verdi Bologna, Vicenza, Novara, Pianorese, Sala Baganza, S. Arcangelo di Romagna, Nuova Era (BO), Verona (tutte compagini militanti in A2); Conegliano, Ustica, S.Martino Buonalbergo, Castelfranco Veneto, Bellamio Padova (tutte squadre militanti nella serie cadetta), la Nazionale del Veneto All Stars, oltre naturalmente alla formazioni regionali, ossia Pool 77, Brixia, CUS Trento, Rovereto.
Di conseguenza calcano il diamante bolzanino atleti di assoluto valore, di cui si citano, per mancanza di spazio, solo i nomi dei più importanti: Robert Roman (ricevitore - esterno di Bollate in A1, ex Parmalat ed ex New York Yankees); Ric Dente (lanciatore del Bollate, ex L.A.Dodgers); John Long (ricevitore “Oscar del baseball” di S. Arcangelo in A2, ex Rimini in A1); Dan Bonanno interno di S. Arcangelo e Rimini in A1, attuale rappresentante MLB in Italia); David Pillow (interbase di Bollate in A1); Dave Phares (esterno e grande fuoricampista di Bollate e Milano in A1); Franckie La Motta  (fratello del pugile Jack La Motta, interno di Ronchi in A1); Gianni Lerker e Kiko Corradini (lanciatori della nazionale e della Fortitudo Bologna) ed il giapponese Hiro Tsugawa (pitcher della Fortitudo); il panamense Publio Vasquez (prima base della Fortitudo); lo statunitense Jim Black (ricevitore dell’Autovanti in A1); gli ex nazionali della Fortitudo come S.Malaguti, A.Meli, A.Baldi, U.Calzolari, S.Ghedini, F.Ludovisi, C.Morelli, “gatto” Barbieri, V.Avallone ed il “nonno” W. Valbonesi; Roberto Cabalisti (lanciatore ex Vicenza, Verona e pluricampione d’Italia con Rimini).


STORIA DEL BASEBALL ALTOATESINO – GLI ANNI NOVANTA SINO AI GIORNI NOSTRI

Gli anni novanta segnano la rinascita del movimento del “batti e corri” altoatesino, che proprio sul finire del decennio precedente, dopo aver raggiunto con il Bolzano BC i massimi fasti grazie alla disputa di tre consecutivi campionati in A2, aveva subito una brusca battuta d’arresto. Il Bolzano BC, dopo aver ceduto i suoi migliori talenti ai Flower Gloves di Verona, in particolare i lanciatori Andrea Sartori e Mauro Grillenzoni, anche per risanare una disastrosa situazione finanziaria, passa in un certo senso la mano al Pool 77 Bolzano, che assorbe così nel proprio organico tutti i migliori giovani della piazza bolzanina, mentre la “vecchia guardia” biancorossa abbandona in massa l’attività agonistica in aperta polemica con la dirigenza di Renato Milani, creando un vuoto generazionale destinato a pesare enormemente negli anni a venire.
Tocca pertanto al sodalizio del presidente Mazzucchi risollevare le sorti del baseball locale. L’anno chiave è il 1993, quando il 28enne Claudio Carsaniga, appena reduce dal corso come tecnico di base, viene chiamato a guidare la squadra del Pool 77 nel campionato di C1. E’ merito del popolare “Caio” aver creato un gruppo destinato a vincere parecchio negli anni successivi, composto da giocatori quali Mazzucchi, Magri, Bozzolan, Zecchini, L. Nurrito, Cibin, Guerra, Occhi, Zanvettor, Tombolato, Mescalchin, Gemelli, Castioni, Rizzi, Piu, Poli, Allegri. Nella stessa stagione approda a Bolzano, nell’ambito di un accordo stipulato tra la federazione italiana e quella cubana, un tecnico dell’isola caraibica, primo di una lunga serie, Rigoberto Blanco Diaz, che dà al movimento nuova verve, trovando subito l’intesa con Carsaniga. I risultati giungono immediatamente, quasi d’incanto: vittoria nel girone e play-off per la promozione in serie B, dove il Pool 77 soccombe solo di fronte alla forza degli Amatori di Ponte di Piave nel doppio incontro per 6-2 e 12-2. Tra gli aneddoti di quella stagione la famosa disputa sulle palline di gioco, per cui l’arbitro della partita, Bastianello, decise di non far disputare il primo incontro di play-off perché riteneva la palline messe a disposizione dal Pool 77 non omologate, interpretazione che venne poi clamorosamente smentita dagli organi della FIBS.
L’anno successivo, il 1994, è da incorniciare: primo posto in campionato e promozione diretta nella serie cadetta ed un incredibile torneo di Coppa Italia nella post-season autunnale, in cui i ragazzi di Carsaniga giungono sino alla final-four al “Falchi” di Bologna, ove sconfiggono in semifinale il favoritissimo Nettuno, farm team della società militante in A1, per cedere poi nettamente in finale, ormai scarichi mentalmente e fisicamente provati, contro il Montegranaro, destinato ad approdare ai lidi dell’A2 nell’arco di un biennio. Quali i protagonisti di quelle due stagioni incredibili? Mazzucchi, pitcher da 130 – 140 strike-out a stagione; Magri, sempre tra i primi lanciatori di categoria come media PGL, ma capace di exploit notevoli anche in battuta, come nel 1993, quando si rivela il migliore hitter della squadra con una media di 479; Nurrito, più volte risultato il miglior battitore della formazione e il prima base più forte di categoria; Zecchini, capitano storico del Pool 77 ed autentica sicurezza all’esterno; Occhi, seconda base approdato poi anche in A2 con il Padova; il talentuoso Guerra; il terza base Tombolato, miglior battitore della squadra nel magico 1994 con una media battuta di 476; Rizzi, giocatore eccellente sia all’esterno che in battuta come lead-off.
Nel 1995 e nel 1996 il Pool 77 partecipa al campionato di serie B, che prevede l’obbligo di schierare almeno tre giovani, di cui uno sul monte di lancio, nella partita riservata agli under 19: il vivaio bolzanino non è in grado di sfornare talenti con sufficiente esperienza per gareggiare con compagini che possono pescare in un bacino ben più ampio di quello altoatesino, e questo fa sì che l’organico sia competitivo solo nell’incontro destinato ai seniores. Tuttavia la compagine allenata dal duo Carsaniga – Blanco Diaz riesce a conquistare comunque la salvezza nella prima stagione, gareggiando in un girone di ferro composto da formazioni quali S. Martino, Legnano, Padova, Rho, Junior Parma, Piacenza, Sala Baganza, Mediolanum Milano, Alpina Targeste, Senato, Fossano. Nella stagione successiva il Pool 77 pur conquistando la salvezza sul campo sotto la guida del nuovo tecnico cubano Reinaldo Batista, subentrato a Rigoberto Blanco Diaz alla conclusione di un ciclo triennale denso di successi, decide tuttavia di non iscriversi nuovamente al campionato cadetto per avviare un nuovo ciclo ringiovanendo i ranghi. Da ricordare in quel campionato le grandi prestazioni individuali in attacco del trio Occhi, Guerra e Nurrito, capaci di battere ad oltre media 400 e l’elezione alla presidenza della società di Antonio Zaccomer, destinato a guidare il sodalizio sino ai giorni nostri, in sostituzione di Andrea Mazzucchi, giocatore della prima ora del Bolzano BC e fondatore del Pool 77.
I campionati di C1 del biennio 1997 e 1998 sono sostanzialmente di transizione, sotto la guida di Luis Leiva e Reinaldo Batista, coadiuvati da Carsaniga come coach, pur senza trascurare la vittoria del girone nel 1998, benchè nei play-off per la promozione il Pool 77 si debba arrendere nettamente per 11-5 e 8-1 ad un Ponzano Veneto di altra categoria. Tuttavia si tratta di anni importanti, perché consentono la maturazione dei giovani prodotti del vivaio locale, come Zaccomer, Alotti, Caser, Bergamini, De Boni, Prosseri, Dasser. I frutti della politica societaria si colgono nella stagione successiva, sotto la guida del manager Furlotti: il Pool 77, dopo un campionato tutto sommato deludente, ingrana la quinta in Coppa Italia, portando l’ambito trofeo, vero e proprio scudetto di categoria, a Bolzano per la prima volta nella storia del baseball altoatesino. E’ una vera e propria cavalcata trionfale, caratterizzata da sei vittorie per manifesta superiorità in otto partite: i ragazzi del duo Furlotti-Carsaniga travolgono Pixies, Villafranca, San Bonifacese, Bellamio, Conegliano, Stray Dogs Codogno e nella final-four di Sesto Fiorentino, in un week-end da tregenda per le condizioni atmosferiche, il Mufolara Polizzi per 16-6 e il Perugia per 10-4. Ecco i magnifici protagonisti dell’impresa che vendica la sconfitta subita nel 1994 a Bologna: il quartetto dei lanciatori Mazzucchi, Magri, Bergamini e Castioni; i ricevitori Gemelli e Donegà; gli interni Nurrito, Alotti, Zanvettor, Piu, Guerra, Denis e Daniele De Boni; gli esterni Caser, Zaccomer, Zecchini.
Sull’onda dell’entusiasmo la società chiede nel 2000 il ripescaggio in serie B: è un’esperienza dura, dal momento che la concorrenza è agguerrita, comprendendo alcune delle migliori formazioni del Triveneto come S. Martino Buonalbergo, Ponzano Veneto, Alpina Tergeste, Dynos Verona, Europa, Redipuglia, Amatori Piave, che si conclude con una salvezza conquistata grazie ad otto vittorie (record di categoria per il sodalizio di Zaccomer). Ma a fine stagione, a due giornate dalla fine del campionato, si verifica una frattura mai più sanata tra la società ed alcuni dei suoi giocatori più rappresentativi, come Guerra, Gemelli, Piu, Negri, Donegà, che abbandonano la squadra in aperta polemica con il direttivo ed in segno di insofferenza anche nei confronti di alcuni dei giocatori più giovani. Mai come in questa occasione vale la massima di vichiana memoria dei corsi e ricorsi della storia: così come alla fine degli anni ottanta i dissidi tra giocatori e società avevano portato ad una brusca battuta d’arresto del baseball bolzanino, così, dieci anni dopo, si ripete la medesima vicenda.
Il Pool 77, non potendo sopperire alle defezioni dei giocatori sopra citati, cui poi se ne aggiungono altre a fine stagione, deve autoretrocedersi nel campionato di C1 e ricostruire con pazienza certosina una nuova squadra: il presidente Zaccomer chiama a questo delicato compito di ricostruzione Claudio “Caio” Carsaniga, autentico mago dello spogliatoio, cui affianca un nuovo tecnico cubano, Roberto Medina, tutto ciò mentre all’orizzonte del baseball bolzanino si staglia una nuova ed ambiziosa società, i Pixies del presidente Vergolini. Questo sodalizio, nato nel 1996 per soddisfare il desiderio di alcuni ex giocatori di riprendere a praticare il baseball in maniera amatoriale, dopo alcune stagioni in C2 e C1, funge da irresistibile sirena per gli atleti dissidenti del Pool 77, che si trasferiscono in blocco in quel club, per cui si scatena una grande rivalità tra i due sodalizi per conseguire il primato cittadino. Il paradosso, che suona doloroso per chi scrive e per tutti gli appassionati, è che un gruppo di giocatori, che avrebbe potuto tranquillamente militare in una serie superiore, si divida in due formazioni destinate ad aspirare al massimo a campionati di C1, sia pure di vertice.
Zaccomer prova la soddisfazione di inanellare nel 2001 l’ennesima vittoria nel campionato di C1, anche se non riesce a sfatare il tabù dei play-off, dove la compagine bolzanina soccombe, sia pure di misura, al Padova per 4-3 e 11-8, ma si rende conto che ormai si è concluso un ciclo. Decide pertanto di abbandonare l’attività senior dopo oltre vent’anni di campionati in serie C1 e serie B, in cui il Pool 77 ha mietuto una moltitudine di successi, e di consolidare la collaborazione, peraltro già in atto, con il Bolzano B.C., orientando la propria attività esclusivamente allo sviluppo del settore giovanile, onde garantire un futuro al baseball a Bolzano, visto che questo sport non dispone nel capoluogo cittadino di un bacino d’utenza neppure paragonabile con quello di altre discipline.
Il 2001, è un anno importante anche perché vede, il sei maggio, l’inaugurazione del nuovo campo da baseball, che sostituisce il glorioso “Lazzarini”, nuovo diamante omologato per le categorie superiori e dotato dell’impianto di illuminazione: viene così piantato un altro importante tassello per lo sviluppo della disciplina, coronando un’attesa durata trent’anni.
Le due stagioni successive segnano l’acme della rivalità tra Pixies e Bolzano BC, subentrato al Pool 77 nella gestione dell’attività seniores, e sono caratterizzate dalla contrapposizione di due linee di pensiero inconciliabili: da una parte i Pixies, che schierano giocatori ormai sul viale del tramonto, sia pure ancora validi tecnicamente, dall’altra il Bolzano di un dirigente factotum come Mauro Belliero, che sposa in pieno la linea verde, facendo debuttare alcuni giovani di belle speranze, come Sevvi, Belliero, Mellini, i fratelli De Boni, Mosca, Chinaglia, a fianco dei superstiti della vecchia guardia, come Zecchini, Mazzucchi, Magri, Bergamini, Alotti, Occhi, Caser, Zaccomer. Carsaniga forgia insieme a Medina tra il 2001 ed il 2002 un gruppo indomito, dimostrando una volta di più che lo spirito di squadra vale più di una somma di alcune individualità, consegnando nel 2003 al nuovo manager Pellizzari una formazione unita e pronta a grandi imprese. I giovani del Bolzano BC, così vilipesi dai loro ex compagni di squadra, andati ad ingrossare le file dei Pixies, si piazzano sempre prima dei cugini cittadini in campionato, confezionando il loro capolavoro nella caldissima stagione 2003. Dopo una partenza titubante la formazione di Pellizzari innesta il turbo nella seconda parte della stagione, agguantando grazie al secondo posto in campionato i play-off per la promozione in serie B, perdendo in seguito con onore contro il CUS Milano per 18-15 e 14-7. Sullo slancio il Bolzano non si ferma più, disputando una Coppa Italia di altissimo livello, superando nel concentramento disputato in casa Bovisio Masciago e Staranzano, e sconfiggendo nella finalissima di Vicenza per 11-6 il Chianti.
Vincere è difficile, ma ripetersi lo è ancora di più. Il Bolzano riesce nell’impresa aprendo un nuovo ciclo con il manager cubano Dagoberto Chavez Dominguez, che conquista tutti, dirigenti, giocatori ed appassionati, per la sua serietà e la sua umanità, oltrechè per le sue doti tecniche, rivelandosi forse il più “stakanovista” tra gli allenatori giunti dall’isola caraibica. A lui viene affidato il compito di proseguire nell’opera di ringiovanimento dell’organico, per cui nell’arco di un triennio approdano in prima squadra altri prodotti del vivaio locale, come Gemelli, Segala, Lazzarini, Abram, Pellin e Marchesan. Ma ripercorriamo la magica stagione 2004: il campionato si rivela molto difficile ed equilibrato e solo uno sfortunato spareggio, perso contro il San Lorenzo Isontino, approdato poi alla serie B, preclude ai ragazzi del presidente Belliero l’accesso ai play-off. Nella post-season il Bolzano, affidato per l’occasione a Carsaniga, regala al proprio condottiero di tante battaglie la soddisfazione di mettere in bacheca come manager la Coppa Italia di C1, la terza in sei anni, la seconda consecutiva, la quarta finale in dieci anni, segno di un dominio assoluto per il baseball bolzanino sotto le insegne del Pool 77 prima, del Bolzano poi. Vinto agevolmente il girone di qualificazione con Palladio Vicenza e T-Rex Pastrengo, la formazione biancorossa supera nel concentramento a Vicenza il Seveso per 5-4 e soprattutto lo Junior Modena per 4-2, in quella che si può definire una vera e propria finale anticipata. Autentico protagonista dell’incontro il pitcher Magri, che sfiora un clamoroso “no hit game” interrotto solo al settimo inning, galvanizzando con i suoi lanci una difesa a dir poco insormontabile, capace di bloccare la macchina da guerra emiliana, sino ad allora imbattuta con diciotto vittorie consecutive. La finale è senza storia, ed il Bolzano si aggiudica agevolmente il trofeo battendo per 6-2 il S. Lazzaro Savena sul diamante portafortuna di Vicenza.
Veniamo così ai giorni nostri: la stagione 2005 si rivela di transizione, anche perché appendono il guanto al chiodo veterani come Nurrito, Zecchini, Occhi, Caser, ma il lavoro del popolare manager “Dago” dà i suoi frutti nel 2006, altra annata da incorniciare. Partito in sordina il sodalizio del presidente Belliero, iscritto per la prima volta nella sua storia nel girone lombardo della C1, infila un girone di ritorno da favola, agganciando all’ultima giornata la vetta della classifica e vincendo per 12-7 al “Gavagnin” di Verona, su campo neutro, lo spareggio contro i Cubs Altopiano Seveso. Ancora una volta la maledizione dei play-off colpisce la formazione biancorossa, che soccombe contro i piemontesi del Fossano nella serie finale, ma la rinuncia degli stessi a salire di categoria schiude al Bolzano le porte della serie B per la stagione 2007.
La storia del baseball bolzanino così prosegue: altre pagine gloriose attendono di essere scritte.



La storia del baseball

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