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COMITATO

La storia del softball

La storia del Softball a Bolzano

La storia del softball a Bolzano ha una data di inizio ben precisa, allorché il 7 dicembre 1970, su iniziativa di alcuni appassionati dello sport del “batti e corri”, tra i quali si annoverano i nomi di Renato Milani, Erminio “Renzo” Mosca, il “senatore del baseball” Livio Aleandri, Daniela Nones e Carlo Battisti sorge la sezione femminile del Bolzano BC.

Visto il successo dell’iniziativa i soci fondatori decidono di staccarsi dalla casa madre già l’anno successivo, quando la neonata società prende il nome di Softball Club Bolzano, nomina alla presidenza Carlo Battisti e si affilia alla Federazione, partecipando al campionato di promozione e acquisendo il diritto l’anno successivo di disputare il campionato di serie B. Il 1972 è un anno particolarmente difficile: la formazione bolzanina patisce il salto di categoria, ma riesce a salvarsi, dopo un campionato da cardiopalma, nelle ultime tre trasferte a Milano. Il S.C. Bolzano decide di rinnovarsi: alla presidenza viene nominato Luigi Dalla Bruna, mentre Helmar Sartori viene eletto Vicepresidente, dando così inizio ad un fattivo contributo all’interno dello staff dirigenziale che proseguirà per oltre vent’anni fino al 2003.
I primi anni settanta sono gli anni pionieristici del softball: la squadra è costretta ad allenarsi su campi improvvisati, come presso l’oratorio di via Vintola, mentre per le partite casalinghe viene utilizzato il campetto di calcio di santa Geltrude o una struttura ricavata nei pressi del diamante “Lazzarini” sui prati del Talvera. Tuttavia fin dalla sua fondazione la società ha la capacità di pensare in grande: i primi rudimenti tecnici vengono impartiti nientemeno che da Max Otto, uno dei mitici padri fondatori della disciplina del “batti e corri” in Italia, che regalerà la prima divisa al S.C. Bolzano, e da Mangini, divenuto poi la voce storica del baseball trasmesso in Rai.
Nel 1973 entrano nello staff tecnico Fulvio Mattivi, Alfredo Clementi e Maurizio Zanin. E’ l’anno del rilancio dell’attività ed infatti la squadra ben figura nel campionato di B disputato contro le formazioni del Triveneto. La società bolzanina coglie infatti il risultato di tanti sforzi l’anno successivo, nel 1974, guadagnandosi la promozione nella massima serie con una giornata di anticipo grazie al largo successo sul Ponte di Piave per 13-1. Rimane il problema del diamante di gioco: il primo vero campo da softball viene realizzato dietro il palazzetto dello Sport in viale Trieste, là dove attualmente vi è il campetto da calcio accanto allo stadio Druso, e solo successivamente sarà costruita l’ attuale impianto sul greto del Talvera a nord del Rio Fago, grazie al contributo di giocatrici, dirigenti e simpatizzanti che collaborano concretamente alla realizzazione del diamante.
Uno degli eventi più significativi nel primo anno di serie A è la partecipazione di alcune giocatrici bolzanine, nel febbraio del 1975, agli allenamenti con atlete facenti parte del giro della nazionale, all’Acquacetosa di Roma in vista del primo campionato di serie A.
Seguono alcuni anni in cui la squadra riesce ad ottenere diversi piazzamenti a metà classifica (un quinto posto il massimo risultato), meritandosi sempre la salvezza sul campo, pur trovandosi talvolta la società in ristrettezze economiche a causa dei costi delle trasferte. Sono gli anni in cui il S.C. Bolzano gareggia con squadre come il Zafferano Leprotto condotto dai fratelli Soldi (antica denominazione del Bollate, una delle società leader del softball nazionale), Milano, Torino, S. Saba Roma, Lazio. Manager della squadra è Alfredo Clementi, che può contare su atlete di grande valore come Lucia Gallo, le sorelle Stimpfl, Annalisa Cagol, Marina Zanin, le sorelle Grano.
L’humus alla base di tali risultati è il grande impegno delle ragazze, disposte ad allenarsi tutti i giorni della settimana, e la serietà dello staff tecnico, pronto ad effettuare anche la “ronda” notturna il sabato prima della partita per sincerarsi che nessuna delle atlete facesse tardi ….. ricordi che possono far sorridere al giorno d’oggi, ma testimoniano di cosa significhi fare agonismo al massimo livello.
La società continua inoltre a coltivare il proprio settore giovanile, vero e proprio fiore all’occhiello, e non è un caso che nel 1977 la scuola media “V. Alfieri” di Bolzano, da sempre fucina di giocatori di baseball e softball, conquisti una prestigiosa medaglia d’argento nelle finali nazionali dei Giochi della Gioventù disputati a Napoli, grazie ad un gruppo di atlete tutte tesserate per il Dolomiti, la società satellite del S.C. Bolzano specializzata nella cura del settore giovanile
Nel 1981 la formazione bolzanina riesce a raggiungere le finali nazionali tra i vari gironi per la conquista del titolo italiano di serie A: ricordiamo che la serie A all’epoca rappresentava la seconda maggiore espressione del softball nazionale dietro la serie nazionale. Gli incontri delle finali si disputano a Genova, dove il S. C. Bolzano si issa fino alla semifinale, dove soccombe contro l’Iglesias acquisendo il diritto di partecipare al campionato di A1 per l’anno successivo.
Nel 1982 viene dato un forte scossone alla squadra con l’innesto di parecchie giocatrici provenienti dal vivaio giovanile, protagoniste qualche anno prima nei Giochi della Gioventù, atlete che vengono affidate al nuovo manager Tiziana Bodecchi, che subentra ad Alfredo Clementi per iniziare un nuovo ciclo Questa situazione genera un po’ di sofferenza per cui la stagione viene conclusa all’ ultimo posto della serie A1 in coabitazione con il Trento, senza che questo fatto pregiudichi la partecipazione al campionato di serie A1 nella stagione successiva. In quell’anno viene anche disputato il primo Memorial Monica Riccadonna, dedicato alla giovane atleta del S.C. Bolzano, tragicamente perita nel 1981 in un incidente stradale, cui viene intitolato il nuovo impianto sportivo di softball.
Nel 1983 il S. C. Bolzano modifica, per esigenze federali, la sua denominazione sociale ed acquisisce quella attuale: Softball Club Dolomiti Bolzano. Partecipa al campionato di serie A1 con formazioni del Triveneto e della Lombardia arrivando ultimo in classifica. L’era Sartori, eletto Presidente proprio nel 1984 per dare una scossa dopo questa disastrosa retrocessione, ha inizio sotto i migliori auspici, grazie alla vittoria nel campionato cadetto nella finale contro la compagine modenese del S.C. Ghirlandina che consente al Dolomiti l’ammissione in A2. Nel 1985 si registra inoltre il gradito ritorno alla guida tecnica della formazione bolzanina del manager Clementi, reduce da una positiva esperienza come allenatore a Trento, in cui porta la squadra locale alla conquista dello scudetto della A1. Il Dolomiti si fa subito onore nel campionato di A2, potendo contare su alcune atlete di assoluto valore come Michela Riccadonna, Sabrina Gagliardi, Patrizia Pieropan, Sara Bosio, Ester Pavanello, Sira Saccani, Roberta Biasi, Paola Guerra, Elena Chiesi e soprattutto l’interbase Laura Badolato, unica atleta nella storia del softball bolzanino convocata in azzurro, nelle file della selezione juniores. Il terzo posto conquistato alla fine del campionato consente al sodalizio altoatesino di essere ripescato in A1.
La stagione disputata nel 1986 – nell’ambito della ristrutturazione dei campionati la serie A1 era divenuta serie B – si rivela alquanto difficile: a causa dell’abbandono dell’attività da parte di alcune giocatrici la società è costretta a inserire nell’organico della prima squadra diverse atlete provenienti dal vivaio giovanile che pagano così lo scotto del salto di categoria, in un campionato reso oltremodo impegnativo anche dal valore degli avversari e dalla lunghezza delle trasferte (Bologna. Macerata, Rimini, Pisa, Massa Carrara), anche se comunque la squadra riesce a conquistare sul campo la salvezza.
Il biennio successivo 1987/88 registra una graduale crescita del Dolomiti, che disputa due buone stagioni nel campionato cadetto, mentre a livello giovanile si aggiudica nel 1987 il titolo di campione del Triveneto nella categoria juniores e l’anno successivo si laurea campione regionale di categoria.
Il 1989 rappresenta una svolta fondamentale: il Dolomiti si classifica al secondo posto dietro al Verona nel campionato cadetto e per decisione della Federazione viene ammesso alla serie A: un risultato storico per il softball locale, conseguito nel ventennale della costituzione del S.C. Bolzano, prima società di softball bolzanina.

La storia del Softball a Bolzano – 2° parte

Nella stagione 1990 il Dolomiti S.C. Bolzano si appresta ad affrontare il campionato di serie A, in cui militano squadroni come il Crocetta Parma, detentore dello scudetto, l’Azzanese, il Corpetto, il Padova, il Ronchi dei Legionari, mentre l’ intergirone è composto dal pluriscudettato Bollate, dal Settimo Torinese, dal Saronno, dal Malnate, dal Novaradal Bussolengo. Il direttivo del sodalizio bolzanino, che annovera Helmar Sartori come Presidente, Orazio Saccani vice, Italo Bosio segretario e come consiglieri Ernesto “Charly” Carlini, Caterina Gagliardi, Renzo Poli e Rudy Riccadonna decide di affidare la guida tecnica della squadra a Fiorenzo “Pelly” Pellizzari e a Diego Azzolini, che solo da un paio d’anni avevano appeso al classico chiodo mazza e guantoni di baseball. Il duo si mette subito al lavoro con entusiasmo, importando nella realtà del softball i metodi di lavoro sperimentati nel baseball, potendo contare su una rosa vasta (22 atlete), che rappresenta un giusto mix tra esperienza e gioventù. Le punte di diamante sono Viviana Frendo, ottima prima base e micidiale in battuta, la quale in questa sua ultima stagione agonistica si toglie la soddisfazione di risultare la miglior battitrice della squadra; Laura Badolato, interbase di grande personalità, le cui armi migliori sono la velocità nella corsa e un braccio al fulmicotone; Alberta Dalla Costa che con estremi sacrifici fa la pendolare da Trento, puro cavallo di razza che dalla pedana di lancio miete innumerevoli vittime grazie alla sua dritta ed al cambio. Completano la rosa Roberta Biasi, Sara Bosio, Paola e Carla Cardinaletti, Sabrina Carlini, Elena Ciesi, Ambra Ferrero, Emiliana Frendo, Sabrina Gagliardi, Paola Guerra, Katia Luterotti, Linda Muck, Jannette Nowakowa, Milena Poli, Elena e Veronica Rado, Michela Riccadonna, Sira Saccani e Sonia Varolo.
Durante la pre-season il Dolomiti disputa la Coppa italia, in cui affronta formazioni di serie A come il Bussolengo ed il Padova, e di B come Marcheno, Trento e Lodi, dieci incontri che servono per rodare la squadra. I risultati della preparazione si vedono fin dalle prime giornate, quando la matricola Dolomiti riesce a pareggiare il doppio incontro con l’Azzanese (2-6 / 4-3), con il Porpetto (12-2 / 5-7) ed il Padova (4-1 / 2-10). Anche contro le campionesse d’Italia del Crocetta Parma le ragazze bolzanine non sfigurano, perdendo di misura per 4-2 il primo incontro prima di essere travolte per 17-1 nella seconda partita. Nel primo match grande soddisfazione per la diciannovenne Michela Riccadonna, la quale riesce a battere un triplo nientemeno contro Paola Marfoglia, pitcher azzurra plurimedagliata. Il campionato è caratterizzato da un equilibro esasperato, come testimonia l’ennesimo pareggio conquistato dal Dolomiti in casa del Ronchi. Durante la fase dell’intergirone le ragazze di Pellizzari ed Azzolini subiscono qualche battuta d’arresto di troppo e si vedono superate dalle eterni rivali del Ronchi nella lotta per la salvezza. All’ultima di campionato il Dolomiti ospita in casa proprio le friulane del Ronchi ed è dietro di una lunghezza, ma riesce ad aggiudicarsi in rimonta entrambe le partite per 7-6 e 10-3 conquistandosi una meritata salvezza proprio in extremis.
I due anni successivi si concludono con una doppia retrocessione, a causa delle defezioni di alcune colonne della squadra, come le sorelle Frendo, Badolato, Dalla Costa, Carlini e Varolo, che impoveriscono di molto il valore tecnico della rosa, tanto è vero che nel 1992, pur avendo raggiunto la salvezza nel campionato cadetto, la dirigenza decide di scendere di categoria ricostruendo la squadra attingendo dal serbatoio del settore giovanile, capace in quell’anno di cedere solo nei quarti di finale all’Azzanese con la squadra juniores allenata da Azzolini e Clementi. Tra i migliori prospetti di quella nidiata si segnalano le lanciatrici Denise Zanin e Oriana Ceravolo, la ricevitrice Nadia Taraschievich, queste ultime tuttora in attività a distanza di oltre tre lustri a testimonianza della loro passione per il softball, gli interni Martine Höller e Karin Covi.
Nella stagione 1993 pertanto il Dolomiti, per l’ultimo anno allenato da Pellizzari, disputa il campionato di serie C con una rosa di atlete giovanissime, molte delle quali si cimentano contemporaneamente anche nella categoria juniores. Tuttavia il capoluogo altoatesino ha l’onore di ospitare a luglio per qualche giorno nientemeno che la nazionale azzurra di softball, impegnata in uno stage di preparazione in vista dell’”Harlem week”, torneo internazionale organizzato dall’Olanda.
Nel biennio successivo la guida tecnica della squadra viene affidata a Giuly Branduardi, bolzanina purosangue reduce da diversi anni come catcher nella formazione lombarda del Bollate, con cui aveva conquistato il tricolore. L’arrivo della Branduardi, che nel 1995 si fa assistere anche dalla pitching coach californiana Denise Biller, sua compagna di squadra nel Bollate, galvanizza l’ambiente, e non è un caso che il Dolomiti riesca a vincere il proprio girone di serie C, perdendo nei play-off per la promozione nel campionato cadetto contro il Parma. Anche a livello giovanile il Dolomiti riesce a cogliere risultati di assoluto prestigio, come il secondo posto nel campionato regionale juniores e la vittoria nel Torneo delle regioni sempre nella categoria juniores. Purtroppo questa parentesi felice viene interrotta in quanto Giuly Branduardi per motivi di lavoro deve lasciare Bolzano, e quindi il sodalizio bolzanino, non avendo a disposizione allenatori indigeni, è costretto giocoforza ad affidarsi agli allenatori cubani, analogamente a quanto accade nel baseball in quegli stessi anni.
Il primo manager cubano è Jorge Bessil Rodriguez, pitching coach che mantiene la guida del Dolomiti per un triennio, piazzandosi regolarmente a metà classifica nel campionato cadetto. E’ suo merito quello di aver perfezionato con i suoi insegnamenti la tecnica di lancio di Zanin e Ceravolo, tuttora pitcher dominanti della formazione bolzanina. Purtroppo il resto della squadra non registra analoghi miglioramenti, anche perché alcune delle giocatrici più esperte, come Rado e Höller, lasciano l’attività agonistica e mancano i rincalzi dal settore giovanile. L’arrivo nel biennio 1999-2000 di un nuovo tecnico cubano come Rigoberto Blanco Puebla non inverte la fase calante del Dolomiti, anche perché il parco giocatori su cui può contare è veramente ridotto all’osso, per cui nel 1999 arriva inevitabile la retrocessione in serie C.
I primi anni dopo il 2000 sono anni di decadenza per il movimento del “batti e corri” al femminile, caratterizzati dalla partecipazione del Dolomiti al campionato di serie C in cui il livello tecnico è veramente modesto. La rosa è stringata, composta da un roster di sole nove giocatrici animate dalla passione per il gioco e dalla volontà di non disperdere una tradizione sportiva più che ventennale. Nel 2003, pur in queste condizioni, il Dolomiti riesce ad aggiudicarsi la vittoria nel proprio girone di serie C, ma rinuncia alla disputa dei play-off per la promozione nel campionato cadetto.
Nel 2004 il glorioso sodalizio bolzanino tocca il punto più basso della propria storia, dovendo rinunciare all’attività seniores perché privo del numero minimo di giocatrici. Ma dopo aver raggiunto il fondo, il Dolomiti SC, novella araba fenice, risorge dalle proprie ceneri. L’arrivo di una nuova e dinamica dirigenza, guidata dalla Presidentessa Cristina Masera, getta le basi per la rinascita dell’intero movimento. Alla guida della prima squadra vengono chiamati Claudio Taraschievic e Fiorenzo Pellizzari (quest’ultimo rappresenta un ritorno beneaugurante dopo la serie A dei primi anni novanta), i quali si trovano una rosa composta da un mix intrigante di esperienza e gioventù: Riccadonna, Taraschievich, Ceravolo e Covi, colonne storiche della squadra, vengono affiancate da giovani speranze come Sincich, Asper, Ania Taraschievic, Branz, mentre tornano a giocare Nardi e soprattutto Zanin, pitcher di sicuro rendimento. Viene rifondato ex novo il settore giovanile della società, grazie ad una capillare opera di propaganda nelle scuole, fatto che consente al Dolomiti di mettere in campo nel giro di un triennio tre squadre giovanili, ragazze, cadette e juniores, coinvolgendo tecnici come Hauser, Perissinotto, Nurrito e Durante, tanto è vero che alla fine del 2006 viene creata addirittura una nuova società, le “Fairies” softball club, sotto la presidenza di Stefano Apolloni, la quale rappresenta una diretta filiazione del Dolomiti Sc proprio per consentire alle atlete più giovani di disputare il campionato di serie B, data la mancanza di un campionato di categoria. Uno sforzo organizzativo ed anche economico cui si accompagnano anche novità sotto il profilo impiantistico, visto che nello stesso arco di tempo viene ampliato il campo di gioco, realizzato un impianto di illuminazione omologato per la disputa delle partite in notturna, presupposto quest’ultimo fondamentale per aumentare l’attività e poter aspirare alle categorie superiori, nonché rifatti gli spogliatoi.
Tanto impegno è coronato dai successi delle ragazze bolzanine, che in un climax esaltante passano dal terzo posto in serie B del 2005, alla piazza d’onore nella stagione successiva, per concludere con la vittoria nel proprio girone nel 2007 e l’esaltante promozione in A2 al termine della post-season di settembre. Una crescita costante di tutto il gruppo, che soccombe nel 2006 solo ai Dragons Castelfranco Veneto, dopo aver condotto in testa il campionato per buona parte della regular season, ma esplode nel corso del magico 2007 grazie anche al fondamentale apporto di Silvia Davanzo e Marta Anzanello, atlete provenienti dai disciolti Dragons. Un altro campionato in cui il Dolomiti recita la parte del protagonista, facendosi sì acciuffare dalle acerrime rivali della Castionese in extremis, ma ribadendo la propria superiorità nello spareggio sul campo neutro di San Bonifacio del 1° settembre, quando travolge ogni resistenza delle friulane con il punteggio di 15-6 e 12-2. L’avventura dei play-off porta solo gioie e soddisfazioni per le ragazze del duo Taraschievic-Pellizzari, le quali, dopo essersi sbarazzate delle piemontesi del Porta Mortara, incrociano mazze e guantoni con le bolognesi del Casteldebole. Giocano la partita perfetta in casa vincendo per manifesta inferiorità 7-0 e, nel ritorno, dopo aver avuto un passaggio a vuoto nel primo incontro che costa la sconfitta per 5-2, sgombrano il campo da ogni dubbio dominando il match decisivo per 8-2.
Dopo questo lungo excursus storico siamo ormai arrivati alla stretta attualità: il Dolomiti si appresta a disputare in questa stagione il campionato di A2, un traguardo assolutamente impensabile non più tardi di un lustro fa, quando il movimento del softball altoatesino sembrava ormai condannato all’estinzione, e – ciò che più conta – la dirigenza sembra aver posto solide fondamenta perché questo momento felice possa durare ancora a lungo.




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